Quando appartenere significa essere liberi. Anche nel tango

Nel tango non scegliamo soltanto dove imparare a ballare. Scegliamo persone, un ambiente, un modo di stare insieme. Con il tempo diciamo la mia scuola, la mia milonga, il mio gruppo.
Baumeister e Leary descrivono il bisogno di appartenenza come una motivazione umana fondamentale. Nel tango lo sentiamo molto: condividiamo abbracci, musica, rituali, serate, viaggi. Non frequentiamo più semplicemente un corso: apparteniamo a qualcosa. Ed è bellissimo.
Ma c’è una differenza tra appartenere e conformarsi per paura di essere esclusi.
Cosa succede quando per sentirsi parte bisogna pensare che noi balliamo bene e gli altri no? Quando andare in un’altra milonga sembra un tradimento? Quando il valore del proprio gruppo si rafforza svalutando quello degli altri?
Anche parlare male di chi sta fuori crea appartenenza: definisce un “noi” e un “loro”. Il gruppo si compatta, ma cresce anche la polarizzazione. Quando questo meccanismo viene alimentato sistematicamente, possiamo finire per credere di aver scelto liberamente un giudizio che, in realtà, abbiamo imparato dal gruppo.
È un meccanismo che vediamo ben oltre il tango: sempre più spesso costruiamo la nostra identità contrapponendoci a qualcuno.
E non serve vietare. A volte basta far percepire che una scelta diversa potrebbe allontanarci dal gruppo.
Appartenere dovrebbe significare sentirsi accolti, non sentirsi obbligati a scegliere da che parte stare. La socialità del tango è bella anche perché è varia: persone, stili, sensibilità e modi diversi di vivere la danza si incontrano, si incrociano e si arricchiscono a vicenda.
Possiamo sentirci profondamente legati alla nostra scuola, alla nostra milonga, alle persone con cui condividiamo un percorso, senza avere bisogno di svalutare ciò che è diverso, appartenere non dovrebbe restringere il nostro mondo, ma renderlo più ricco.
La vera appartenenza è quella che ci fa sentire parte di una comunità senza farci perdere la libertà di pensare, conoscere e scegliere.
Nel tango, come nella vita, sentirsi a casa non dovrebbe significare chiudere la porta agli altri, ma avere uno spazio in cui essere noi stessi, insieme agli altri e nella nostra diversità.

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La milonga non è un ambiente neutro