Le origini del ‘boleo’
La parola ‘boleo’ viene dallo spagnolo ‘bolear’, che a sua volta deriva da ‘bola’ (palla, sfera). Il verbo originario descrive il movimento rotatorio di qualcosa che viene lanciato o fatto girare, come nelle ‘boleadoras’, l’arma tradizionale della pampa argentina usata dai gaucho per catturare animali, facendo roteare sfere legate a corde.
Questo termine viene applicato per analogia al movimento che disegna la gamba quando il torso guida il gesto. Solitamente accade con un cambio di direzione improvviso che produce un’inerzia nella gamba libera dal peso, la quale esegue questo gesto quasi da sola.
Ma c’è qualcosa di affascinante nell’origine delle figure: il tango è una danza popolare nata dalla fusione di diverse culture nella seconda metà dell’Ottocento nella regione del Río de la Plata, con influenze africane (Candombe), cubane (Habanera) ed europee (mazurka, polka, valzer), e non fu strutturato a tavolino. Emerse dall’improvvisazione collettiva nei sobborghi di Buenos Aires, e la sua codificazione sistematica fu possibile solo a posteriori, grazie al lavoro dei Dinzel e di altri ballerini che hanno studiato e fissato alcune figure ed elementi per motivi didattici.
I passi, così come li conosciamo oggi, non sono nati da coreografi, ma da espedienti pratici, incidenti o giochi di destrezza tra i ballerini. Se piacevano, si ripetevano e si tramandavano agli altri.
Così il tango si è evoluto come linguaggio e continua ad adattarsi ai ballerini e alle culture che lo ballano.