Più figure non vuol dire ballare meglio

Chi inizia a ballare il tango pensa che per ballare bene serva conoscere molte figure. Più ne conosci, più sei bravo. Più sei bravo, più sarai apprezzato dal partner. 

Ma il tango non è un ballo standardizzato. Non esiste una lista ufficiale di passi da padroneggiare per ottenere la promozione. È una danza di improvvisazione che nasce dall’abbraccio, da un dialogo fisico continuo tra due persone. E come ogni dialogo, quello che conta non è solo cosa dici, ma come lo dici.

Pensa a una frase pronunciata con tono piatto, rispetto alla stessa frase pronunciata con una pausa o un accento. Il significato cambia, pur usando le stesse parole. Nel tango succede la stessa cosa: una figura eseguita con intenzione, con ascolto, con risposta all’altro, diventa qualcosa di diverso rispetto alla stessa figura eseguita in modo meccanico. Il tango è comunicazione che non passa dalle parole.

Non è un caso che il linguaggio del corpo (il ‘non verbale’) permetta una comunicazione personale e soggettiva come nessuna parola potrebbe e, per questo, la danza è da sempre uno degli strumenti più potenti per comunicare emozioni.

Ecco perché due coppie possono eseguire lo stesso passo e produrre qualcosa di completamente diverso. E la stessa coppia, a distanza di mesi, può eseguire la stessa figura in modo che sembri un’altra danza. Non è il passo che cambia, sono le persone che lo abitano.

In questo modo riusciamo a percepire come cambia il senso dell’apprendimento: non si tratta di accumulare un repertorio, ma di affinare la qualità del dialogo.

Walter e io balliamo insieme da oltre vent’anni, e se c’è una cosa che il tempo ci ha insegnato è che le figure non crescono in proporzione alla bellezza del ballo. Cresce invece la capacità di ascoltare, di aspettare, di rispondere. Ci sono sere in cui danziamo poche cose, semplici, e quello che succede nell’abbraccio è più ricco di qualsiasi sequenza complessa, non perché siamo stanchi, ma perché siamo presenti.

È questa la direzione che cerchiamo di trasmettere nell’insegnamento e nella formazione: l’obiettivo non è una palestra di figure, ma uno spazio in cui imparare a dialogare con il corpo. E questo, a qualsiasi livello, è già tango.

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Le origini del ‘boleo’